Mes, finora poco utilizzato. Il 30 novembre si torna a discutere della riforma

Mes, finora poco utilizzato. Il 30 novembre si torna a discutere della riforma

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Non è ancora chiaro se il prestito del Mes “light” messo a disposizione per le spese sanitarie comporti uno stigma sui mercati per il Pease che ne faccia richiesta. Ma per il Delors Institute, un think tank, il Fondo Salva-Stati porterebbe con sé uno “stigma politico”. E sarebbe soprattutto per questo motivo, al di là dei calcoli economici, che nessun Paese ha ancora richiesto un prestito al Mes per finanziarie le proprie spese anti-pandemia, nonostante i risparmi che ne deriverebbero.
“I prestiti messi a disposizione dal Mes sono considerati politicamente tossici e non sono mai stati sottoscritti da alcun Paese”, scrive il vicedirettore del Delors Centre in un intervento rilanciato dal Financial Times. “Gli ultimi otto mesi di sforzi europei per combattere le ricadute economiche della pandemia”, ha proseguito il Delors Centre, “hanno dimostrato che il Mes come esiste oggi è diventato politicamente impraticabile”. E ciò sarebbe vero non solo per quanto riguarda la sua funzione originaria, pensata per fornire una linea di credito di emergenziale per i Paesi che perdano la fiducia degli investitori, ma anche in quella a basse condizionalità che è stata introdotta quest’anno per favorire il potenziamento della sanità durante la pandemia.
I 400 miliardi di euro conferiti al Mes, pertanto, sarebbero di fatto inutili – se nessuno stato si osa a richiederli. Perché, allora, non trasferirli altrove, per esempio alla Commissione europea? L’idea è stata sostenuta dall’ex premier Enrico Letta, in veste di presidente dello stesso Delors Insitute:
“Bisogna trovare il modo di far rientrare quel denaro nel sistema comunitario e metterlo immediatamente a disposizione degli Stati”, aveva detto sabato scorso. “Gli Stati, anche quelli più in difficoltà di fronte alla pandemia, come Spagna e Italia, non si sono fidati. E se non lo hanno fatto in questa occasione credo che non lo faranno mai”, aveva affermato, “gli oltre 400 miliardi del Mes giacciono inutilizzati in Lussemburgo mentre l’Unione sta facendo grandi sforzi per recuperare i 750 miliardi del Next generation Eu che saranno disponibili a partire dalla seconda metà del 2021. E’ un paradosso”.
Le difficoltà tecniche non mancherebbero. Il Mes non è un’istituzione comunitaria e riguarda solo i membri dell’Eurozona; pertanto il fondo non potrebbe confluire direttamente nel perimetro delle risorse di tutti i 27 stati membri, se non al termine di un trattato che definisca giuridicamente tale operazione. Letta, tuttavia, si è detto ottimista sulla fattibilità della proposta: “E’ un’operazione non facile, ma nemmeno molto difficoltosa”.
Nel frattempo si avvicina la data del prossimo Eurogruppo del 30 novembre, che vedrà nuovamente sul tavolo la riforma del Mes di cui si è discusso pubblicamente nei mesi scorsi sollevando un polverone politico.
Si tratta, in questo caso, della definizione dei requisiti per l’accesso alle varie linee di credito – finite al centro delle polemiche perché renderebbero manifesto quali sono i Paesi in condizioni di squilibrio e che dovrebbero ricorrere al Mes solo in seguito alla firma di un memorandum.


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