George Soros: l’Ue non faccia sconti a Polonia e Ungheria

George Soros: l'Ue non faccia sconti a Polonia e Ungheria

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In proporzione al Pil, Polonia e Ungheria andrebbero a beneficiare del Recovery Fund anche più dell’Italia. Il veto che i due Paesi di Visegrad hanno sollevato per bloccare il budget e il piano per la ripresa post-pandemia, dunque, non ha niente a che vedere con i potenziali benefici economici, ma solo con la libertà di movimento dei rispettivi leader politici.
Per questo vincolare i fondi al rispetto dei principi dello stato di diritto (rule of law) è stato giudicato inaccettabile dai due Paesi a guida ultraconservatrice.
Il finanziere ungherese George Soros, in un intervento su Project Syndacate, ha descritto la situazione in termini ancora più netti: “Polonia e Ungheria sanno che stanno violando lo Stato di diritto in modi eclatanti e non vogliono pagarne le conseguenze”, ha sostenuto.
Il primo ministro ungherese Viktor Orbán e, “in misura minore”, il governatore de facto della Polonia, Jarosław Kaczyński, non si oppongono a un principio astratto, ha detto Soros, “per loro, lo Stato di diritto rappresenta un limite pratico alla corruzione personale e politica. Il veto è una scommessa disperata da parte di due trasgressori seriali” di questi principi.
Soros: vi spiego come Orban deruba gli ungheresi
Da ungherese apertamente osteggiato in patria, Soros, ha fornito, in particolare, una serie di esempi sull’utilizzo della cosa pubblica a fini personali da parte del premier Orban.
“Consentitemi di fornire alcuni esempi di come Orban ha derubato il popolo ungherese. Ha trasferito ingenti somme di denaro pubblico a numerose fondazioni private che controlla indirettamente”, ha scritto Soros. “Con un astuto trucco costituzionale – ha proseguito – Orbán sta ora rimuovendo definitivamente questi beni dal pubblico dominio; ci vorrebbe una maggioranza dei due terzi del Parlamento per restituirli al popolo ungherese. Gli importi coinvolti ammontano a quasi 2,8 miliardi di dollari”.
Un ulteriore caso citato da Soros riguarda l’acquisto di oltre 16mila ventilatori polmonari da parte di “società vicine a Orban” che hanno agito per conto dell’Ungheria, con una spesa di quasi un miliardo di dollari. Si tratterebbe di “un numero di ventilatori di gran lunga superiori ai letti e al personale sanitario in grado di farli funzionare” in patria. In seguito “una di queste società” si è assicurata un ordine da parte della Slovenia “il cui primo ministro Janez Jansa è un vicino alleato di Orban”.
Oltre alle manovre di arricchimento personale, Soros contesta a Orban l’uso disinvolto della legge per assicurarsi una imperitura presa sul potere.
“Solo l’Ue può aiutare” l’Ungheria, ha concluso il finanziere, “i fondi dell’Ue, ad esempio, dovrebbero essere diretti alle autorità locali, dove esiste ancora una democrazia funzionante in Ungheria, a differenza del livello nazionale”.


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